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Antonio Vivaldi Le sette città Quadri d'armonia
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Apocrifo e musica di Dario Piccotti Premessa Attraverso circostanze incredibili, e che comunque sarebbe impossibile tentare di spiegare, agli inizi del Terzo Millennio, Antonio Vivaldi, il celebre compositore veneziano, ritorna in vita a Vienna, dove era morto in miseria nell'ottobre del 1741. Il grande musicista, sbigottito da una città che a stento riconosce, riesce a raggiungere fortunosamente l'Italia attraversando la Svizzera e la Francia. Dopo aver visitato Torino, si dirige alla volta di Firenze, quindi è a Genova da cui, via mare, arriva a Napoli. Risale quindi la penisola giungendo a Roma e di qui a Milano, per concludere il suo viaggio nella sua amata Venezia. Sconvolto dalla musica rock che sente dilagare ovunque, egli non può tuttavia fare a mano di subirne il fascino, al punto di scrivere di getto una serie di Quadri armonici dedicati alle Sette città che ha visitato. Ad imitazione di quanto aveva fatto per il celebre concerto “Le quattro stagioni”, egli fa precedere le partiture da una serie di brevi osservazioni, quasi intendesse ribadire con il linguaggio ciò che ha espresso in musica. Così scrive Vivaldi: 1.Torino. Sentir d'alte montagne l'aere inquieto ch'ombra si fa tra i suoi superbi viali, ad incontrar la Grande Fattrice, dove l'uomo a macchina s'acconcia ed essa uomo si fa. 2. Firenze Custode talor sbadato, quest'Arno reca nell'acque sue il riflesso della mano e del genio de' figli suoi, inclito esempio della potestà dell'uomo. 3.Genova Il remoto orizzonte del confine del mondo tentò il Grande Navigatore per poscia versagli amaro calice in cuore. Dilemma che ognor il mare alle genti regala: partir, ma a quali lidi andare? 4. Napoli All'ombra dell'ultimo corrusco Gigante del Fuoco, parole d'amore, afflato di lagrime. E il cielo vorrebbe quell'urbe cullare col suo guanciale trapunto di stelle nel ricordo di antichi scomparsi splendori. 5. Roma Il soglio di Pietro e il sacello dei Cesari s'affiancano fra le vestigia della Città Eterna, genitrice di dei e d'eroi. Ma il respiro dei nuovi Signori di Roma è debole fiato nel commisurare l'antica grandezza. 6. Milano Sull'apice del supremo pinnacolo del Duomo ancor s'aspira l'effluvio del Regno di Mida e della sua opulenza. Qui s'apprende l'eterno principio che colora d'oro i Grandi e lascia l'umiltà all'altre genti. 7. Venezia Gemma d'occidente e zaffiro d'oriente, l'ombra della perfetta sua bellezza,s'allunga su ormai spenti cristalli d'acqua, incerti riflessi della sua imperitura gloria. Ma qui io i natali ebbi e qui il disio mi porta. |
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