Dario Piccotti

Testi di Allegorie

1. DIETRO LE COLLINE

Dietro le colline c'è un mondo da sorprendere e chi se n'è già accorto non ritorna più. Ombre di sentieri fra filari ed erba medica e quel che non si vede non scomparirà. L'ombra delle stelle fa paura perché è troppo limpida: l'ha capito il vento che non la insegue mai e vaga fra la nebbia con l'ebbrezza del mattino, col profumo dei fiori, dei ricordi e dei vorrei. Vorrei regalarti un pensiero, vorrei regalarti un istante. Dietro le colline si addormentano le incognite, ma chi s'è risvegliato non le sogna più. Giochi di canneti fra cespugli accanto agli argini, ma chi cerca se stesso ha un problema in più. L'ombra delle stelle fa paura perché è troppo limpida: l'ha capito il vento che non la insegue mai e vaga fra la nebbia con l'ebbrezza del mattino, col profumo dei fiori, dei ricordi e dei vorrei. Vorrei...

2.LO SPETTRO

E' forse il vento che anima lo spettro, che vaga inquieto, s'aggira qua e là o non è figlio del Dio dei macchinari che marionette disegna a volontà? Apparso fra le brughiere un giorno in Inghilterra, come bandiera e simbolo dei dannati della terra, senza speranza: chiusi in fondo al pozzo della vita in attesa che almeno sia finita, ma condannati a vivere in eterno sulla soglia dell'Inferno. “Ma dobbiamo ancora stare a guardare?” – “Prendi la tua penna e diamoci da fare”. E dei due l'uno sembra quasi un Moro, l'altro è un Generale con l'hobby del lavoro. E la penna scrive sempre più veloce, scrive un canto per chi non ha più voce, che s'innalza più in alto dell'Eterno, dalle porte dell'Inferno. “ Tous les ouvriers du monde ensemble, searching the heaven, tous les ouvriers, united workers, tous les ouvriers ensemble ”.   E' forse il vento che anima lo spettro che vaga inquieto, s'aggira qua e là o non è figlio del Dio dei macchinari che marionette disegna a volontà? E dei due l'uno sembra quasi un Moro, l'altro è un Generale con l'hobby del lavoro. E la penna scrive sempre più veloce, scrive un canto per chi non ha più voce, che s'innalza più in alto dell'Eterno, dalle porte dell'Inferno. Tous les ouvriers...

3. ANDARE TORNARE

Se vorrai andar via questa notte, se vorrai andare via non ti fermarer. Se vedrai accanto a te la mia ombra che ti lascia indietro, sai già come fare: prova prova a non rischiare. E buttandoti alle spalle le tue solite querelle, sarai aquila senza limiti, sopra i margini. Nell'ebbrezza delle stelle sarai angelo e ancora di più tu volerai e non vorrai più scendere. Se vorrai ritornare questa notte, se vorrai ritornare non ti affrettare se vedrai accanto a te la mia ombra che ti attende al varco sai già cosa fare, prova a non rischiare. E buttandoti alle spalle...

4. CHE STORIA E' QUESTA?

Ascolta questa storia, me l'ha raccontata un re: c'era una volta un mago, un gallo, un cavallo e un re. Ma il re era senza fantasia: perdeva la corona dicendo sempre di no perchè il re aveva solo in testa un sogno. E così col suo cavallo mentre andava a caccia di un gallo il mago gli disse: “Non devi farlo mai più. Tu non sai, razza di stolto, che quel gallo è già stato assolto dal Tribunale della sua libertà”. Ripeti questa storia, come l'ho raccontata a te: c'era un volta un capo, un reo, un innocente e un me. Ma il me era senza fantasia: perdeva le occasioni dicendo sempre di no perché il me aveva solo in testa un sogno. E così col suo cavallo...

5. LA FACCIA... SI FACCIA

Tu lo sai, ma lui no, lui lo sa, tu no. Tu lo vuoi, lui chissà, forse è questa la verità. Con lo sguardo cerchi attorno, dici “Ciao” e non “Buongiorno” e ti inventi un'altra età: le tue mille primavere affogate nel bicchiere del tuo amante a tavolino col suo sguardo da cretino. Cerca, dai, che trovi l'ultimo film d'amore, cerca, dai, che trovi il prossimo giorno di sole. E fai che la tua faccia si faccia sfacciata. Tu ci sei, ma lui no, lui lo sa, tu no. Tu chi sei, non si sa: uno scherzo o una realtà. Con le mani cerchi adesso un rossetto o un po' di gesso, che tu sia stata di sale: le tue mille primavere affogate nel bicchiere del tuo amante a tavolino col suo sguardo da cretino. Cerca…

6. I PANNI SPORCHI

Fermi in riva al Fiume a lavarsi i panni sporchi, unico principio: “Il bucato si fa a mano”. Giusto, parole sacrosante, chi è senza macchia vada via di qui. Fermi in riva al Fiume a lavarsi i panni sporchi, pronti a restaurarsi coccodrilli e indovini, tutti così importanti, chi è senza macchia proprio non gli va. Ma c'è un segreto che sanno solo loro: non sono mai stati sporchi di lavoro. Fermi in riva al Fiume con i piedi in mezzo al guado, unica ragione: “Ca nissuno è nato fesso”. Giusto, parole sacrosante, chi è senza calli può restare qui. Fermi in riva al Fiume a lavarsi i panni sporchi, pronti a assaporare l'elisir di lunga vita: tutti così eleganti; chi dice “Basta”, proprio non gli va. Ma c'è un segreto...

7. TORMENTO D'AMORE

Quanto a lei, mi pare, mi sembra, direi, mi ama come ama l'amore e l'amore, sai, è dentro lei. Quanto a me, mi pare, mi sembra, direi, so che l'amo con la mente, con la mente e il cuore, ma con una mela dal dottore non ci andrei. Lei ama le rose e il profumo verde e blu, quello che ogni sera si addormenta con me. Io amo lei, lei, lei, soltanto lei, davvero.I love you, io parlo inglese perché son nato a Torino sul Mare del Nord. I love you, lo dico ancora di più per farle sentire il suono di quadro e di cuore per sempre avvinti nella lettera “q”.

8. LE MONFERRINE

Donne come quelle là si son perse ormai nelle nebbie di un tempo che era ieri e non c'è più col pretesto di darci il pretesto di ingannarle così, ancora una volta, un'altra, sì. Donne come quelle là sono ricordi ormai tramontati negli anni di risaie e di tramway con la scusa di darci una scusa per sfruttarle di più, ancora una volta e poi mai più. Oh ciau ciau, Maria Catlinha, oh ciau ciau Maria. Donne come quelle noi non le abbiamo più, riciclate dai lifting che le tirano un po' su con l'inganno di darci un inganno per amarle così, ancora una volta, un'altra, sì. Donne come quelle là sono ricordi ormai tramontati negli anni di risaie e di tramway con la scusa di darci una scusa per sfruttarle di più, ancora una volta e poi mai più. Oh ciau ciau...

9. UNA VITA IN SETTE NOTE

Guardo le note in fondo al libro accanto a quelle che fai tu per ricordarti che la vita ha i suoi rituali e che ogni volta devi farne di più. Guardo le note e non capisco, sono segni senza vita né realtà, sono simboli del dopo, anestetici dei sogni, memorandum di un domani che non c'è. Ma per me no, sono solo sette segni (per precisione facciamo dodici se vuoi) e non vogliono spiegare né i pensieri né i misteri: sono solo musica. Guardo le note e vedo il mondo, con gli occhi chiusi ascolto te che mi ricordi che la vita ha i suoi rituali e che io dovrei almeno farne di più. Guardo le note e poi capisco: sono i segni di qualcosa che c'è in me, so quello che io sono, un'immagine di un uomo, l'eco vana di un passato che non c'è. Ma per me sì, sono solo sette segni...

10. LA FABBRICA DELLE METAFORE

Non ci resta che piangere se non sappiamo più sorridere con l'angoscia del licenziamento dalla fabbrica delle metafore. Canto – tento – vanto – vento – campo – santo – conto – lento – tanto – mento e forse non arrivo a cento. Ma chi vorrà chi vedrà chi verrà fra noi, ma chi potrà chi saprà chi starà con noi. Non ci resta che sorridere se non ci basta più piangere ormai orfani dei nostri sogni che ci sembrano solo metafore. Canto – tento...

11. IL SENSO

Fra quattro foglie ormai bruciate dall'estate in cerca di colori diafani. E camminare a voce bassa incontro al sole: amarsi un po' va bene, ma a esagerarci poi si muore. Fra quattro foglie ormai dismesse dall'autunno in cerca di parole livide. Ed inseguire a fari spenti le occasioni: amarsi un po' va bene, ma a esagerarci poi si muore: non lo permettere non ti fraintendere non ti compiangere, ma soprattutto non cercare un senso dove non ci sono sogni né realtà. Ma soprattutto non cercare un senso negli occhi di chi non ti dice niente proprio come me . Fra quattro foglie ormai straziate dall'inverno in cerca di stagioni libere. Ed ascoltare a bocca aperta ogni silenzio: amarsi un po' va bene, ma a esagerarci poi si muore. Ma tu non lo permettere non ti fraintendere non ti compiangere...